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La migliore propaganda
Stando
alle statistiche, la religione cattolica è la più grande dalle
religioni organizzate. Si può dire che non c'è parte di mondo in
cui non si trovi una presenza cattolica, magari a livello di semenza
o di reliquia, e soprattutto la religione cattolica è conosciuta a
livello planetario, anche in grazia della potenza dei mezzi di
comunicazione. Se si pensa al gruppetto di cristiani che si
radunavano nelle case per spezzare il pane al miliardo e passa di
battezzati di oggi, si deve ammettere che se n'è fatta di strada e
dunque si dovrebbe essere più che contenti. Eppure c'è qualcosa che
non quadra e lo sentiamo anche noi. O almeno lo sentono le anime più
riflessive, che non si accontentano dei numeri ma amano andare alla
sostanza della questione. Lo sentono anche i responsabili della
Chiesa, che cercano in ogni sistema di tenere vicino il gruppo
variegato delle pecore poco ubbidienti e fanno salti mortali per
ubbidire al comando di Cristo di andare fino all'ultimo angolo del
mondo.
Cosa
dobbiamo fare, per salvare questa cristianità che perde colpi da
ogni parte, al punto che si parla di post-cristianesimo o addirittura
di minoranza non sempre rispettata, come tutte le minoranze? Dobbiamo
moltiplicare i documenti e i pronunciamenti, per fare conoscere che
noi siamo nella verità? Dobbiamo rafforzare la struttura e
l'organizzazione, in modo di arrivare per ogni nocca del corpo
mondiale? Dobbiamo buttarci sulla grande comunicazione, oggi che, se
non si comunica e non si è sul mediatico, non si esiste? Penso che,
in una realtà complessa e complicata come la nostra, non si può
scartare nessuna strada e sprecare nessuna briscola. Però mi sembra
più giusto, anche se può sembrare ingenuo e banale, andare a vedere
come la religione si è diffusa nei primi tempi, quando rischiava
ogni momento di sparire per il fatto che era una semino piccolo
circondato da sospetto e di ostilità. Come facevano quella volta,
senza organizzazioni, strutture, visibilità, mezzi materiali,
riconoscimenti e garanzie pubbliche?
Troviamo
la risposta in quel libretto d'oro che si intitola
"Gli atti degli apostoli". ci
narra che i nostri padri e avi nella fede "erano saldi
nell'ascoltare la dottrina degli apostoli, nel dividere e nel
pregare" (atto 2, 42). Ma la cosa più scandalosa era che
mettevano tutto in comunione; vendevano quello che avevano e ciò che
ricavano dalla loro cosa lo dividevano fra tutti secondo ciò che
serviva a ognuno" (44-45). Ma ciò che mi rincuora di più è
sentire che avevano un "cuore contento e schietto" e che
"la gente li vedeva di buon occhio". Anche facendo un po'
di tare, tocca dire che non si poteva non restare esterrefatti
davanti a questa gente che non aveva templi o vesti o cerimonie
differenti dagli altri, ma era la loro vita ordinaria che era una
rivoluzione. E la gente li guardava, li ammirava e rimaneva
interdetta, perché troppo grande era il contrasto fra la loro vita e
quella dei cristiani. Soprattutto pensavano che una religione che
rivoluzionava loro la vita in quella maniera, che li sosteneva nelle
contrarietà, che dava loro la forza di affrontare umiliazioni,
discriminazione e perfino la morte per amore dal Signore
doveva essere vera. Come non potevano restare indifferenti davanti
alle parole che Pietro ha inciso sulla porta "bella" del
tempio: "Non ho né oro né argento. Ti do ciò che possiedo: in
nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!" (3, 6). Una Chiesa
che non ha né oro né argento ma una fede grande come le montagne
non ti fa solo camminare, ma volare. Forse merita fatto un confronto,
un esame di coscienza, un po' di bilancio. Se senza soldi e mezzi e
conoscenze hanno conquistato forse il mondo, come mai adesso non solo
non riusciamo a finire la loro opera ma stiamo retrocedendo?
Rimane
il fatto che non è la nostra dottrina ma la nostra vita la miglior
propaganda, anzi l'unica.
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