sabato 3 maggio 2014

18 La migliore propaganda

18 La migliore propaganda
Stando alle statistiche, la religione cattolica è la più grande dalle religioni organizzate. Si può dire che non c'è parte di mondo in cui non si trovi una presenza cattolica, magari a livello di semenza o di reliquia, e soprattutto la religione cattolica è conosciuta a livello planetario, anche in grazia della potenza dei mezzi di comunicazione. Se si pensa al gruppetto di cristiani che si radunavano nelle case per spezzare il pane al miliardo e passa di battezzati di oggi, si deve ammettere che se n'è fatta di strada e dunque si dovrebbe essere più che contenti. Eppure c'è qualcosa che non quadra e lo sentiamo anche noi. O almeno lo sentono le anime più riflessive, che non si accontentano dei numeri ma amano andare alla sostanza della questione. Lo sentono anche i responsabili della Chiesa, che cercano in ogni sistema di tenere vicino il gruppo variegato delle pecore poco ubbidienti e fanno salti mortali per ubbidire al comando di Cristo di andare fino all'ultimo angolo del mondo.
Cosa dobbiamo fare, per salvare questa cristianità che perde colpi da ogni parte, al punto che si parla di post-cristianesimo o addirittura di minoranza non sempre rispettata, come tutte le minoranze? Dobbiamo moltiplicare i documenti e i pronunciamenti, per fare conoscere che noi siamo nella verità? Dobbiamo rafforzare la struttura e l'organizzazione, in modo di arrivare per ogni nocca del corpo mondiale? Dobbiamo buttarci sulla grande comunicazione, oggi che, se non si comunica e non si è sul mediatico, non si esiste? Penso che, in una realtà complessa e complicata come la nostra, non si può scartare nessuna strada e sprecare nessuna briscola. Però mi sembra più giusto, anche se può sembrare ingenuo e banale, andare a vedere come la religione si è diffusa nei primi tempi, quando rischiava ogni momento di sparire per il fatto che era una semino piccolo circondato da sospetto e di ostilità. Come facevano quella volta, senza organizzazioni, strutture, visibilità, mezzi materiali, riconoscimenti e garanzie pubbliche?
Troviamo la risposta in quel libretto d'oro che si intitola "Gli atti degli apostoli". ci narra che i nostri padri e avi nella fede "erano saldi nell'ascoltare la dottrina degli apostoli, nel dividere e nel pregare" (atto 2, 42). Ma la cosa più scandalosa era che mettevano tutto in comunione; vendevano quello che avevano e ciò che ricavano dalla loro cosa lo dividevano fra tutti secondo ciò che serviva a ognuno" (44-45). Ma ciò che mi rincuora di più è sentire che avevano un "cuore contento e schietto" e che "la gente li vedeva di buon occhio". Anche facendo un po' di tare, tocca dire che non si poteva non restare esterrefatti davanti a questa gente che non aveva templi o vesti o cerimonie differenti dagli altri, ma era la loro vita ordinaria che era una rivoluzione. E la gente li guardava, li ammirava e rimaneva interdetta, perché troppo grande era il contrasto fra la loro vita e quella dei cristiani. Soprattutto pensavano che una religione che rivoluzionava loro la vita in quella maniera, che li sosteneva nelle contrarietà, che dava loro la forza di affrontare umiliazioni, discriminazione e perfino la morte per amore dal Signore doveva essere vera. Come non potevano restare indifferenti davanti alle parole che Pietro ha inciso sulla porta "bella" del tempio: "Non ho né oro né argento. Ti do ciò che possiedo: in nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!" (3, 6). Una Chiesa che non ha né oro né argento ma una fede grande come le montagne non ti fa solo camminare, ma volare. Forse merita fatto un confronto, un esame di coscienza, un po' di bilancio. Se senza soldi e mezzi e conoscenze hanno conquistato forse il mondo, come mai adesso non solo non riusciamo a finire la loro opera ma stiamo retrocedendo?
Rimane il fatto che non è la nostra dottrina ma la nostra vita la miglior propaganda, anzi l'unica.

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